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Tfr in busta paga

  • E se lo volessi destinare a un Fondo pensione, invece, quali sarebbero in sintesi i veri vantaggi?

    Tfr nel Fondo pensione:
    PRO

    • deducibilità dei contributi con risparmio dell’aliquota marginale e tassazione sostitutiva delle prestazioni (aliquote al 15%, 9%, 23%);
    • eventuale contribuzione a carico del datore di lavoro;
    • tassazione agevolata dei rendimenti (12,5% per la parte investita in titoli di Stato; 20% per gli altri rendimenti);
    • niente bollo, Tobin tax e iva sulle commissioni di gestione;
    • la posizione accumulata nel Fondo pensione non rileva ai fini Isee;
    • in caso di versamenti trattenuti in busta paga dal datore di lavoro, si riduce il reddito ai fini Isee e ai fini del bonus di 80 euro.
  • Tfr in busta paga, chi può richiederlo?

    I dipendenti del settore privato con rapporto di lavoro subordinato da almeno 6 mesi che maturano il Tfr.
    I lavoratori con un contratto a tempo determinato possono presentare domanda solo nel caso in cui il contratto abbia una durata maggiore a 6 mesi, l’opzione vale comunque per il Tfr maturando successivo alla scelta, effettuata dopo il primo semestre.
    Sono esclusi da questa scelta:

    • i lavoratori domestici;
    • i dirigenti, quadri e impiegati del settore agricolo;
    • i lavoratori per cui la legge, o la contrattazione collettiva applicata, prevedono già la corresponsione periodica del Tfr (es. personale marittimo in turni particolari) oppure l’accantonamento presso terzi;
    • i dipendenti delle aziende in crisi (procedure concorsuali, piano di risanamento dei debiti iscritto al Registro delle imprese e accordo di ristrutturazione dei debiti);
    • i dipendenti in cassa integrazione (straordinaria e in deroga);
    • i dipendenti con vincoli sul Tfr (es. cessione del quinto, pignoramento, ecc.).

    Nota bene:

    • Per quanto riguarda il lavoratore dipendente che faccia ricorso al Tfr in busta paga,nel caso in cui cambi lavoro, viene a decadere anche le scelta effettuata, vale a dire che l’opzione “Tfr in busta paga” non è più attiva.
    • Nel caso in cui l’azienda entri in crisi in un periodo successivo rispetto a quello in cui il dipendente ha optato per avere il Tfr in busta paga, la liquidazione del Tfr viene comunque interrotta.
  • Tfr in busta paga, cosa deve fare il lavoratore?

    Il lavoratore interessato deve presentare una domanda (“istanza di accesso”) all’ufficio del personale della propria azienda.
    Per presentare la propria richiesta al datore di lavoro, è sufficiente quindi compilare il modulo allegato al d.p.c.m. 2015.
    La decisione presa dal lavoratore è vincolante per tutto il periodo di riferimento: chi decide di “monetizzare” il proprio Tfr in busta paga non potrà poi recedere da questa decisione fino alla scadenza del periodo considerato, 30 giugno 2018.
    Il lavoratore può effettuare la sua scelta in qualsiasi momento del periodo sperimentale, fino all’ultimo mese utile per incassare in busta paga il proprio Tfr (giugno 2018)

  • Tfr in busta paga, cosa deve fare l’azienda?

    Nel caso in cui il lavoratore chieda di ricevere il Tfr in busta paga, le imprese con meno di 50 dipendenti possono accedere a un finanziamento garantito, presso un istituto di credito (uno solo) aderente alla Convenzione (Accordo quadro tra Abi, Ministero dell’Economia e delle finanze e Ministero del lavoro), relativamente agli importi di Tfr da versare in busta paga.
    L’azienda deve anche comunicare all'Inps, per via telematica, gli identificativi dei dipendenti che hanno fatto domanda.
    Per le aziende che ricevono il finanziamento, l’Inps certificherà l'importo della retribuzione imponibile utile per il calcolo del Tfr utilizzando il Durc (documento unico di continuità contributiva) sulla base dei periodi di paga dei 15 mesi precedenti la domanda stessa, delle denunce contributive, ecc.

  • Tfr in busta paga, cosa succede a chi ha già aderito a un Fondo pensione?

    Anche chi ha già aderito a un Fondo pensione potrà optare per ricevere in busta paga la quota di Tfr maturando, sebbene, in tal caso, l’opzione rechi evidenti svantaggi sotto il profilo fiscale: il Tfr versato nel Fondo pensione, infatti, è tassato con un aliquota del 15%, che può ridursi fino a raggiungere il 9%.
    Una volta effettuata questa scelta, ovviamente, la quota non andrà più al Fondo pensione. Chi opta per il Tfr in busta paga, invece di accantonarlo in una forma pensionistica, si troverà però a disporre in futuro di rendite complementari più basse.
    Nel 2007 l’opportunità di destinare il proprio Tfr a un Fondo pensione (d.lgs. 252/2005) era stata prevista per il lavoratore proprio allo scopo di creare, o implementare, una posizione pensionistica individuale integrativa rispetto a quella obbligatoria, anche in considerazione degli effetti “riduttivi” prodotti dal sistema di calcolo contributivo sui trattamenti pensionistici.

    Nota bene:

    • Per chi ha già aderito a un Fondo pensione e decide di richiedere il Tfr in busta paga, la posizione nel fondo rimane comunque aperta anche nel periodo considerato e “alimentata” tramite gli ordinari contributi a carico dell’iscritto e del datore di lavoro.
    • Un lavoratore può comunque aderire a un Fondo pensione, come nuovo iscritto, anche se ha deciso di richiedere il proprio Tfr in busta paga.
  • Tfr in busta paga, cosa succede al Tfr pregresso?

    La richiesta di “monetizzare” il proprio Tfr in busta paga non riguarda la parte accumulata in precedenza, vale a dire prima della presentazione della richiesta all’azienda.
    Non cambia nulla cioè per quanto riguarda il trattamento di fine rapporto accumulato in azienda o nel Fondo pensione fino al momento della scelta. La norma prevista dalla Legge di Stabilità, infatti, riguarda solamente il Tfr maturando (vale a dire, dal momento della scelta fino alla fine del periodo considerato, 30 giugno 2018).

  • Tfr in busta paga, ma alla fine siamo sicuri che convenga davvero?

    Fermo restando che le motivazioni personali alla base di questa scelta sono tutte egualmente rispettabili, alla fine conviene davvero richiedere il Tfr in busta paga oppure no?

    Tfr in busta paga:
    PRO

    • in caso di necessità, possibilità di disporre di un reddito leggermente maggiore;
    • non incide sul bonus di 80 euro.

    CONTRO

    • la decisione presa è vincolante fino al 30 giugno 2018;
    • è soggetto a tassazione marginale Irpef (fa cumulo con il reddito);
    • può comportare il superamento della soglia di reddito che dà diritto alla tassazione agevolata e alle detrazioni per lavoro dipendente e per familiari fiscalmente a carico.
  • Tfr in busta paga, quando si potrà ricevere la prima tranche di pagamento?

    In caso di aziende con più di 50 dipendenti la liquidazione in busta paga avverrà a partire dal mese successivo rispetto a quello in cui il lavoratore ha presentato domanda.
    Nel caso in cui l’azienda chieda l’accesso al finanziamento bancario di garanzia (aziende con meno di 50 dipendenti), il pagamento avverrà solo a partire dal mese successivo all’ottenimento del finanziamento da parte dell’azienda.

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