La Sostenibilità di Pegaso

Responsabilità ambientale, sociale e di governance. Scopri l’impegno di Pegaso per rendere sostenibili i tuoi investimenti.

6. ABC dell’investimento sostenibili

L’Accordo di Parigi è un trattato internazionale sottoscritto da 195 Stati nell’ambito della COP21, la ventunesima sessione annuale della Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), svoltasi a Parigi il 12 dicembre 2015.

L’impegno principale degli Stati firmatari consiste nel contenere l’incremento delle temperature globali ben al di sotto dei 2 gradi Celsius (°C) rispetto ai livelli pre-industriali, e di fare il possibile per limitarne l’aumento a 1,5°C.

Attraverso l’analisi ESG si valuta l’operato di un’impresa in campo ambientale, sociale e di governance (environmental, social, governance – ESG), al fine di selezionare i titoli in cui investire. A seconda della metodologia sottostante all’analisi extra-finanziaria, si definiscono le specifiche modalità e i criteri di valutazione. In generale, l’analisi viene condotta sui documenti (bilanci d’esercizio, bilanci di sostenibilità, etc.) e le informazioni fornite dall’impresa e da altre organizzazioni come i sindacati, le associazioni dei consumatori, le associazioni ambientaliste e le ONG. La valutazione di sostenibilità può riguardare anche gli emittenti governativi. La valutazione in questo caso misura la responsabilità sociale a livello Paese, consentendo di selezionare i titoli di stato anche in base alle performance di sostenibilità.

La Carbon Footprint (o impronta di carbonio) è un indicatore utilizzato per misurare la quantità di CO2 emessa dalle società i cui titoli sono inclusi in un portafoglio d’investimento.

La classificazione più utilizzata per misurare la carbon footprint è quella degli Scope proposti dal Greenhouse Gas Protocol[1]:

  • Scope 1: comprende le emissioni derivanti da fonti di proprietà o controllate dalle imprese in oggetto (es: i combustibili fossili usati per riscaldare gli edifici);
  • Scope 2: include le emissioni connesse con l’energia acquistata dall’impresa, anzitutto ai fini dei consumi elettrici (si tratta dunque di combustibili bruciati da terzi);
  • Scope 3: comprende tutte le emissioni connesse all’attività dell’azienda che non rientrano nello Scope 1 e nello Scope 2 (es: le emissioni relative alla mobilità dei dipendenti, alla catena di fornitura, all’utilizzo dei beni prodotti, ecc.).

 

Le emissioni riconducibili all’industria finanziaria rientrano soprattutto nella categoria degli Scope 3: a seconda della direzione verso cui orientano gli investimenti, gli operatori finanziari possono infatti aumentare o ridurre la propria esposizione al settore  dei combustibili fossili.

[1] Il Greenhouse Gas Protocol è un’iniziativa nata dalla partnership tra il World Resources Institute (WRI) e il World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), con l’obiettivo di definire degli standard globali per la misurazione e la gestione delle emissioni di gas a effetto serra.

Per maggiori informazioni consulta il sito: https://ghgprotocol.org/

CDP (ex Carbon Disclosure Project) è un’organizzazione no-profit indipendente che offre ad aziende, Paesi, regioni e città una sistema per misurare, rilevare, gestire e condividere a livello globale informazioni riguardanti il proprio impatto ambientale, con l’obiettivo di incoraggiarli a intraprendere azioni di mitigazione.

Nel 2018 più di 6.300 imprese e oltre 500 città in tutto il mondo hanno rilevato le proprie emissioni di gas effetto serra e analizzato i rischi e le opportunità legati al climate changeattraverso la metodologia CDP; inoltre, l’organizzazione è supportata da oltre 650 investitori istituzionali, che gestiscono oltre 87 mila miliardi di dollari. Attualmente CDP detiene il più grande database di informazioni sui rischi connessi al cambiamento climatico e sulla gestione delle acque e delle risorse naturali.

Sito internet: www.cdp.net

Selezione degli investimenti basata sul rispetto di norme e standard internazionali.
Gli standard più utilizzati sono quelli definiti in sede OCSE, ONU o dalle Agenzie ONU (tra cui ILO, UNEP, UNICEF, UNHCR): ad esempio, il Global Compact, le Linee Guida dell’OCSE sulle multinazionali, le Convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è stata approvata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite  il 10 dicembre 1948.
La Dichiarazione è un codice etico di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo a sancire universalmente – cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo – i diritti che spettano all’essere umano.
La Dichiarazione è composta da un preambolo e da 30 articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona.

Per approfondire:
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – documento integrale in italiano

La Direttiva Europea IORP II (2016/2341/UE) si applica agli enti pensionistici aziendali o professionali. IORP II prescrive l’integrazione dei criteri ESG nell’attività di gestione dei rischi a livello di governo societario (corporate governance), sia in relazione alle politiche d’investimento, sia nell’ambito della valutazione interna, secondo un approccio di lungo periodo. Inoltre, la Direttiva prescrive l’obbligo di disclosure: gli investitori previdenziali dovranno informare gli aderenti attuali e potenziali sull’integrazione dei temi ESG nella gestione finanziaria e nell’analisi dei rischi. La Direttiva è stata recepita in Italia dal D.Lgs. n. 147 del 13.12.2018.

La Direttiva Shareholder Rights II 2017/828/UE ha modificato la Direttiva 2007/36/CE, relativa all’esercizio di alcuni diritti degli azionisti di società quotate. La revisione indica un nuovo approccio dell’Unione Europea alla corporate governance delle aziende quotate. Gli obiettivi principali sono:

  • incoraggiare l’impegno a lungo termine degli azionisti;
  • obbligare alla trasparenza e alla divulgazione sulle modalità con cui le società investite sono monitorate rispetto ai temi ESG.

La direttiva mira a rafforzare la posizione degli azionisti con l’obiettivo di assicurare una crescita di valore delle azioni equilibrata e sostenibile nel lungo periodo. In particolare, gli azionisti dovranno votare sulla politica aziendale di remunerazione, attraverso un meccanismo di “say on pay”, legandola in modo più stretto al raggiungimento di determinati obiettivi di lungo periodo.

L’economia circolare rinvia a un modello economico in grado di rigenerarsi, con l’obiettivo di preservare il valore dei prodotti (Ellen MacArthur Foundation). In un’economia circolare, i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, da reintegrare nell’atmosfera, e quelli tecnici, da valorizzare senza entrare nella biosfera. L’economia circolare è dunque un sistema in cui tutte le attività sono organizzate in modo che i potenziali rifiuti vengano continuamente trasformati e riutilizzati; tale modello si oppone a quello dell’economia lineare, in cui i prodotti hanno un ciclo di vita al termine del quale diventano rifiuti da smaltire.

Fonte: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: http://consultazione-economiacircolare.minambiente.it/il-documento

 

Per maggiori informazioni si veda: https://www.ellenmacarthurfoundation.org/

Per approfondimenti su come si finanzia l’economia circolare si veda il manuale “Finanza sostenibile e sviluppo locale” realizzato dal Forum perla Finanza Sostenibile in collaborazione con IEFE – Bocconi e IFEL: http://finanzasostenibile.it/wp-content/uploads/2017/09/manuale-sviluppo-locale-WEB.pdf

Attività che si sostanzia nel dialogo con l’impresa su questioni di sostenibilità e nell’esercizio dei diritti di voto connessi alla partecipazione al capitale azionario. Si tratta di un processo di lungo periodo, finalizzato ad influenzare positivamente i comportamenti dell’impresa e ad aumentare il grado di trasparenza.

Approccio che prevede l’esclusione esplicita di singoli emittenti o settori o Paesi dall’universo investibile, sulla base di determinati principi e valori. Tra i criteri più utilizzati: le armi, la pornografia, il tabacco, i test su animali.

I green bond sono titoli di debito associati al finanziamento di progetti con ricadute positive in termini ambientali: per esempio, energie rinnovabili, gestione sostenibile dei rifiuti e delle risorse idriche, tutela della biodiversità, efficientamento energetico. I green bond rappresentano un’opportunità per aumentare la disponibilità di capitali necessari alla transizione verso un’economia più sostenibile e per ridurre i costi del debito per i progetti con ripercussioni ambientali positive.

Il termine “greenwashing” indica la strategia comunicativa attuata da alcune imprese, istituzioni od organizzazioni con la finalità di costruire un’immagine positiva ma ingannevole di sé, in relazione al proprio impatto ambientale. In questo modo, si distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi legati alle attività e/o ai prodotti commercializzati. Il greenwashing si lega al tentativo di capitalizzare la crescente sensibilità in materia di sostenibilità ambientale.

Investimenti in imprese, organizzazioni e fondi realizzati con l’intenzione di generare un impatto socio-ambientale positivo e misurabile, assieme a un ritorno finanziario. Può essere realizzato sia in Paesi emergenti sia sviluppati. Alcuni esempi: investimenti in microfinanza, social housing, green o social bond.

Per approfondire consulta il manuale realizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile e da Social Impact Agenda per l’Italia “Impact Investing: la finanza a supporto dell’impatto socio-ambientale“.

Gli indici SRI (o indici di sostenibilità) sono indici di borsa composti da titoli selezionati in base alle performance ESG degli emittenti. Possono essere costruiti a partire da diversi criteri, tra cui:

  • esclusione di singoli emittenti o di interi settori considerati controversi, come i combustibili fossili, le armi, l’alcol, il tabacco, ecc. (esclusioni);
  • selezione degli emittenti migliori all’interno di un universo, di una categoria o di una classe di attivo (best in class);
  • focalizzazione su uno o più temi di sostenibilità, come il cambiamento climatico, l’efficienza energetica, la salute, (indici tematici).

Gli indici di sostenibilità possono essere utilizzati per la costruzione di prodotti SRI: per esempio, alcuni fondi selezionano i titoli in portafoglio all’interno di determinati indici SRI, altri invece, come gli ETF, ne replicano l’andamento. Inoltre, gli indici SRI possono fungere da termine di confronto (benchmark) per misurare le performance di sostenibilità di singoli titoli.
Confrontati con gli indici tradizionali, infine, permettono di verificare se l’integrazione dei criteri ESG nei processi d’investimento sia o meno penalizzante in termini di rendimento.

Il primo indice SRI in termini cronologici è il Dow Jones Sustainability World Index: introdotto nel 1999, include 2500 aziende leader a livello mondiale per performance di sostenibilità.

I soci del Forum per la Finanza Sostenibile, che elaborano indici SRI sono:

Secondo la definizione ufficiale elaborata dal Forum per la Finanza Sostenibile, per “integrazione” s’intende l’approccio che prevede l’inclusione esplicita di fattori ambientali, sociali e di governance nell’analisi finanziaria tradizionale. Il processo di integrazione è focalizzato sull’impatto potenziale (negativo o positivo) delle questioni ESG sui risultati economico-finanziari dell’impresa – e quindi sugli effetti in termini di rischio-rendimento dell’investimento. Secondo il Forum per la Finanza Sostenibile, l’integrazione è una forma evoluta delle strategie che implicano una selezione positiva e negativa (esclusioni, convenzioni internazionali, selezione best in class e investimenti tematici), ovvero non rappresenta in sé una strategia di investimento, ma una peculiarità dell’analisi fondamentale.

Approccio che seleziona gli emittenti in portafoglio secondo criteri ambientali, sociali e di governance, focalizzandosi su uno o più temi. Alcuni esempi: i cambiamenti climatici, l’efficienza energetica, la salute.

I Principles for Responsible Investment (o PRI) sono stati lanciati dalle Nazioni Unite nel 2006 con l’intento di favorire la diffusione dell’investimento sostenibile e responsabile tra gli investitori istituzionali; l’adesione ai PRI comporta il rispetto e l’applicazione dei seguenti principi:

  1. incorporare parametri ambientali, sociali e di governance (ESG) nell’analisi finanziaria e nei processi di decisione riguardanti gli investimenti;
  2. essere azionisti attivi e incorporare parametri ESG nelle politiche e pratiche di azionariato;
  3. esigere la rendicontazione su parametri ESG da parte delle aziende oggetto di investimento;
  4. promuovere l’accettazione e implementazione dei Principi nell’industria finanziaria;
  5. collaborare per migliorare l’applicazione dei Principi;
  6. rendicontare periodicamente sulle attività e progressi compiuti nell’applicazione dei Principi.

I Principi ad oggi sono stati sottoscritti da più di 1200 firmatari tra investitori istituzionali, società di gestione del risparmio e fornitori di servizi.

Per approfondire:
Il sito web ufficiale di UN PRI – www.unpri.org

Il rating ESG (o rating di sostenibilità) è un giudizio sintetico che certifica la solidità di un emittente, di un titolo o di un fondo dal punto di vista delle performance ambientali, sociali, e di governance.

È complementare al rating tradizionale, che tiene in considerazione le sole variabili economico-finanziarie: lo scopo è aumentare le informazioni disponibili e quindi migliorare le valutazioni e le scelte d’investimento conseguenti.

I rating ESG vengono elaborati da agenzie di rating specializzate nella raccolta e nell’analisi di dati sugli aspetti di sostenibilità dell’attività delle imprese.

I processi di elaborazione dei rating ESG si basano sull’analisi di diversi materiali tra cui: informazioni pubbliche, documenti aziendali, dati provenienti da fonti esterne quali autorità di vigilanza, associazioni di categoria, sindacati, ONG, sopralluoghi presso l’azienda, incontri con il management ecc.

Di seguito alcuni aspetti che vengono normalmente considerati nel processo di attribuzione del rating ESG:

  • Per la sfera ambientale: riduzione delle emissioni di CO2, efficienza energetica, efficienza nell’utilizzo delle risorse naturali (es. acqua);
  • Per la sfera sociale: qualità dell’ambiente di lavoro, relazioni sindacali, controllo della catena di fornitura, rispetto dei diritti umani;
  • Per la sfera governance: presenza di consiglieri indipendenti, politiche di diversità (di genere, etnica, ecc.) nella composizione dei CdA, remunerazione del top management collegata a obiettivi di sostenibilità.

I soci del Forum per la Finanza Sostenibile che elaborano rating ESG:

La Responsabilità Sociale d’Impresa – anche conosciuta con l’acronimo inglese CSR, Corporate Social Responsibility – esprime l’impegno di un’organizzazione a considerare gli impatti ambientali e sociali derivanti dalla propria attività, nella conduzione del proprio business. Sulla base del concetto di governance allargata, chi governa l’impresa ha responsabilità che vanno dall’osservanza dei doveri fiduciari nei riguardi della proprietà, ad analoghi doveri fiduciari nei riguardi di tutti gli stakeholder.

I Sustainable Development Goals (SDGs) sono gli obiettivi per il 2030 concordati dagli Stati membri delle Nazioni Unite nell’ambito dell’Agenda Globale per lo Sviluppo Sostenibile, approvata a settembre 2015.
Gli obiettivi sono 17 e sono articolati in 169 target. Lo scopo è affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico e ridurre qualunque forma di povertà o disuguaglianza, garantendo la sostenibilità economica, ambientale e sociale delle comunità umane nel lungo periodo.

Gli SDGs sono ufficialmente entrati in vigore il 1° gennaio 2016 e, sebbene non siano legalmente vincolanti, rappresentano una fonte di ispirazione per i programmi e le politiche pubbliche di tutti i Paesi, a prescindere dal livello di sviluppo. Gli SDGs sono anche un punto di riferimento per gli investitori SRI, i quali possono identificare ex-ante e misurare ex-post l’impatto dei propri investimenti in base ai singoli obiettivi.

Gli obiettivi sono:

  1. Porre fine a ogni forma di povertà nel mondo
  2. Porre fine alla fame; raggiungere la sicurezza alimentare; migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile
  3. Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età
  4. Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti
  5. Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze
  6. Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie
  7. Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni
  8. Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti
  9. Costruire infrastrutture resilienti e promuovere l’innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile
  10. Ridurre le disuguaglianze all’interno e fra le Nazioni
  11. Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili
  12. Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo
  13. Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze
  14. Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile
  15. Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre; gestire sostenibilmente le foreste; contrastare la desertificazione, il degrado del terreno e la perdita di diversità biologica
  16. Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l’accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficaci, responsabili e inclusivi a tutti i livelli
  17. Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile

Per maggiori informazioni visita il sito: https://www.un.org/sustainabledevelopment/

In Italia gli obiettivi di sviluppo sostenibile sono promossi dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), una rete di istituzioni e organizzazioni della società civile che ha l’obiettivo di far crescere all’interno della società, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030.

I social bond sono strumenti obbligazionari utilizzati per il finanziamento di progetti a impatto sociale positivo. Gli ambiti finanziabili possono riguardare, per esempio, l’accesso ai servizi sanitari e abitativi, l’inclusione finanziaria, la sicurezza alimentare e l’occupazione.

Per approfondimenti consulta il manuale realizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con Social Impact Agenda per l’Italia: “Impact investing: la finanza a supporto dell’impatto socio-ambientale“.

Le strategie SRI sono strategie di investimento che integrano criteri di sostenibilità (vale a dire, gli aspetti ambientali, sociali e di governace o ESG) e consentono dunque di investire in modo sostenibile e responsabile.
Le strategie SRI sono trasversali rispetto alle asset class e non sono auto-escludenti.
Ogni strategia si contraddistingue per specifici obiettivi e metodologie.

Di seguito le sei strategie SRI più diffuse nel mercato italiano:

Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i fabbisogni del presente senza compromettere la base ecologica e di risorse per le future generazioni.

(Fonte: World Resources Institute, 1996).

In generale, il termine trasparenza o disclosure indica una politica di corretta e completa comunicazione a favore di tutti gli stakeholder della società. Nella previdenza complementare, l’Articolo 6, comma 14 del Decreto 252/2005 – noto come ‘Riforma Maroni’ – ha introdotto l’obbligo a carico della previdenza complementare di chiarire «nel rendiconto annuale e, sinteticamente, nelle comunicazioni periodiche agli iscritti, se ed in quale misura nella gestione delle risorse e nelle linee seguite nell’esercizio dei diritti derivanti dalla titolarità dei valori in portafoglio, siano stati presi in considerazione aspetti sociali, etici ed ambientali».