Domande e risposte frequenti

I contributi sono deducibili dal reddito complessivo fino a € 5.164,57.

Il riscatto viene tassato (sempre sulla parte che non ha subito ancora tassazione – ovvero contributi dedotti e il Tfr) al 15% (che scende dello 0,30% a partire dal quindicesimo anno di permanenza in una forma di previdenza complementare fino a un minimo del 9%) per i riscatti richiesti a seguito di:
•    morte dell’aderente,
•    stato di invalidità permanente che comporti lla riduzione a meno di un terzo della capacità lavorativa
•    cessazione dell’attività lavorativa con conseguente inoccupazione superiore a 12 mesi
•    procedure di mobilità,
•    cassa integrazione guadagni,
In caso di riscatto per perdita dei requisiti di partecipazione (o di altre cause non rientranti nelle casistiche sopra elencate) la tassazione è del 23%.

L’anticipazione è tassata (per la parte che non ha subito ancora tassazione) al 15% (che scende dello 0,30% a partire dal quindicesimo anno di permanenza in una forma di previdenza complementare fino a un minimo del 9%) in caso la richiesta sia giustificata da spese mediche, altrimenti al 23%.

L’operazione di trasferimento non è soggetta ad imposta.

Il capitale è tassato al massimo al 15%; dopo una permanenza nella previdenza complementare di almeno quindici anni, tale aliquota inizierà a ridursi anno dopo anno fino a un minimo del 9%.

Sì, in caso di rendita rivalutabile il rendimento finanziario verrà tassato con una aliquota del 12,5%.

La rendita (sempre per la parte non ancora tassata) è tassata al massimo al 15%; dopo una permanenza nella previdenza complementare di almeno quindici anni, tale aliquota inizierà a ridursi anno dopo anno fino a un minimo del 9%.

Si. È possibile, però, dedurre solo la parte di contributi eccedente l’eventuale reddito del soggetto fiscalmente a carico (max € 2.840,52) e sempre nei limiti del 12% del reddito complessivo della persona di cui il soggetto è fiscalmente a carico e di € 5.164,57.

No. infatti il vantaggio viene percepito dal lavoratore in busta paga, in quanto è direttamente il datore di lavoro, come sostituto d’imposta, che  riconosce i vantaggi fiscali.

L’assegno sociale ha sostituito dal 1 gennaio 1996, la pensione erogata a favore delle persone con 65 anni e un particolare stato di bisogno.

Sì. La detrazione al 19% fino ad un premio massimo di € 1.291,14 è indipendente dalla deducibilità delle somme versate ad una forma pensionistica complementare.

I rendimenti annuali del fondo sono tassati ad una aliquota dell’11%,  un livello più basso rispetto ad altre forme di investimento finanziario