Tfr in busta paga

I vantaggi sono: deducibilità dei contributi con risparmio dell’aliquota marginale e tassazione sostitutiva delle prestazioni (aliquote al 15%, 9%, 23%); eventuale contribuzione a carico del datore di lavoro; tassazione agevolata dei rendimenti (12,5% per la parte investita in titoli di Stato; 20% per gli altri rendimenti); niente bollo, Tobin tax e iva sulle commissioni di gestione; la posizione accumulata nel Fondo pensione non rileva ai fini Isee; in caso di versamenti trattenuti in busta paga dal datore di lavoro, si riduce il reddito ai fini Isee e ai fini del bonus di 80 euro.

I dipendenti del settore privato con rapporto di lavoro subordinato da almeno 6 mesi che maturano il Tfr. I lavoratori con un contratto a tempo determinato possono presentare domanda solo nel caso in cui il contratto abbia una durata maggiore a 6 mesi, l’opzione vale comunque per il Tfr maturando successivo alla scelta, effettuata dopo il primo semestre.

Sono esclusi da questa scelta: i lavoratori domestici; i dirigenti, quadri e impiegati del settore agricolo; i lavoratori per cui la legge, o la contrattazione collettiva applicata, prevedono già la corresponsione periodica del Tfr (es. personale marittimo in turni particolari) oppure l’accantonamento presso terzi; i dipendenti delle aziende in crisi (procedure concorsuali, piano di risanamento dei debiti iscritto al Registro delle imprese e accordo di ristrutturazione dei debiti); i dipendenti in cassa integrazione (straordinaria e in deroga); i dipendenti con vincoli sul Tfr (es. cessione del quinto, pignoramento, ecc.).

Il lavoratore interessato deve presentare una domanda (“istanza di accesso”) all’ufficio del personale della propria azienda. Per presentare la propria richiesta al datore di lavoro, è sufficiente quindi compilare il modulo allegato al d.p.c.m. 2015. La decisione presa dal lavoratore è vincolante per tutto il periodo di riferimento: chi decide di “monetizzare” il proprio Tfr in busta paga non potrà poi recedere da questa decisione fino alla scadenza del periodo considerato, 30 giugno 2018. Il lavoratore può effettuare la sua scelta in qualsiasi momento del periodo sperimentale, fino all’ultimo mese utile per incassare in busta paga il proprio Tfr (giugno 2018)

Nel caso in cui il lavoratore chieda di ricevere il Tfr in busta paga, le imprese con meno di 50 dipendenti possono accedere a un finanziamento garantito, presso un istituto di credito (uno solo) aderente alla Convenzione (Accordo quadro tra Abi, Ministero dell’Economia e delle finanze e Ministero del lavoro), relativamente agli importi di Tfr da versare in busta paga.
L’azienda deve anche comunicare all’Inps, per via telematica, gli identificativi dei dipendenti che hanno fatto domanda.
Per le aziende che ricevono il finanziamento, l’Inps certificherà l’importo della retribuzione imponibile utile per il calcolo del Tfr utilizzando il Durc (documento unico di continuità contributiva) sulla base dei periodi di paga dei 15 mesi precedenti la domanda stessa, delle denunce contributive, ecc.

Anche chi ha già aderito a un Fondo pensione potrà optare per ricevere in busta paga la quota di Tfr maturando, sebbene, in tal caso, l’opzione rechi evidenti svantaggi sotto il profilo fiscale: il Tfr versato nel Fondo pensione, infatti, è tassato con un’aliquota del 15%, che può ridursi fino a raggiungere il 9%.

Una volta effettuata questa scelta, ovviamente, la quota non andrà più al Fondo pensione. Chi opta per il Tfr in busta paga, invece di accantonarlo in una forma pensionistica, si troverà però a disporre in futuro di rendite complementari più basse.

 

Nota bene:

Per chi ha già aderito a un Fondo pensione e decide di richiedere il Tfr in busta paga, la posizione nel fondo rimane comunque aperta anche nel periodo considerato e alimentata tramite gli ordinari contributi a carico dell’iscritto e del datore di lavoro.
Un lavoratore può comunque aderire a un Fondo pensione, come nuovo iscritto, anche se ha deciso di richiedere il proprio Tfr in busta paga.

 

La richiesta di “monetizzare” il proprio Tfr in busta paga non riguarda la parte accumulata in precedenza, vale a dire prima della presentazione della richiesta all’azienda.

Non cambia nulla cioè per quanto riguarda il trattamento di fine rapporto accumulato in azienda o nel Fondo pensione fino al momento della scelta. La norma prevista dalla Legge di Stabilità, infatti, riguarda solamente il Tfr maturando (vale a dire, dal momento della scelta fino alla fine del periodo considerato, 30 giugno 2018).

Tra i vantaggi c’è, in caso di necessità, la possibilità di disporre di un reddito leggermente maggiore che non incide sul bonus di 80 euro.

In caso di aziende con più di 50 dipendenti la liquidazione in busta paga avverrà a partire dal mese successivo rispetto a quello in cui il lavoratore ha presentato domanda.
Nel caso in cui l’azienda chieda l’accesso al finanziamento bancario di garanzia (aziende con meno di 50 dipendenti), il pagamento avverrà solo a partire dal mese successivo all’ottenimento del finanziamento da parte dell’azienda.

La tassazione del Tfr “monetizzato” in busta paga segue le stesse regole delle imposte sui redditi (Irpef): chi guadagna di più, paga di più. Con l’anticipo in busta paga il Tfr si somma al reddito ordinario dell’anno (fino ad oggi il Tfr era soggetto a tassazione separata) e la tassazione prevista diventa quindi più alta, in rapporto al reddito lordo annuo. In altre parole, solo per i redditi bassi, entro i 15.000 euro, c’è la certezza di non pagare più tasse richiedendo un anticipo del Tfr in busta paga.

Nota bene:

La quota di Tfr in busta paga non solo è soggetta a tassazione marginale Irpef, essendo assimilabile alla retribuzione ordinaria, ma è rilevante sia ai fini dell’Isee (che aumenterà di conseguenza) sia per il calcolo delle detrazioni per lavoro dipendente e per i familiari fiscalmente a carico (che diminuiranno).