Coronavirus, la sostenibilità riduce la volatilità dei fondi pensione

Data di pubblicazione: 13 Maggio 2020

L’applicazione dei criteri Esg riducono la volatilità dei portafogli previdenziali dei fondi di categoria

Le parole Pandemia, Covid-19, Coronavirus e altre analoghe sono state associate in questo periodo a ogni possibile concetto e, anche sul rapporto fra pandemia e sostenibilità ovviamente sono stati già pubblicati numerosi articoli. Vorrei provare a triangolare questi tre aspetti, pandemia, sostenibilità e previdenza complementare, per capire se il gigantesco stress test che stiamo vivendo possa fornire qualche lezione utile per il futuro.

Nelle ultime settimane, ho analizzato con attenzione l’andamento della gestione finanziaria dei comparti di Pegaso (fondo che dirigo) di marzo 2020, il peggiore mese da quando siamo nati, e del primo trimestre 2020, al fine di capire come ci siamo comportati rispetto al benchmark e al settore di riferimento. Dall’analisi, è emerso che l’asset allocation strategica costruita in questi anni, ha permesso di affrontare meglio la fase di turbolenza e di ridurre la perdita rispetto a entrambi i parametri di confronto osservati.

Focus volatilità
Analizzando nel dettaglio le motivazioni di questo comportamento, ho potuto rilevare che a consentire di ridurre la volatilità è stata proprio la scelta di integrare maggiormente i criteri di sostenibilità nella gestione. Questa personale conclusione è stata ulteriormente confermata dal fatto che fra i fondi pensione che si sono difesi meglio in questa fase, vi sono quelli che hanno scelto da tempo un benchmark sostenibile (es. Laborfonds, Fondapi e Prevaer).

Tutto ciò è piuttosto coerente con quanto da alcuni anni viene rilevato negli studi sulla finanza sostenibile, ossia che l’integrazione dei criteri Esg riduce la volatilità dei portafogli a parità di classe di attività, caratterizzandosi come un fattore di natura difensiva (non tutti sono d’accordo sul considerare questo come un fattore a sé stante, ma alcuni grandi gestori stanno iniziando a considerarlo in questo modo, cfr Esg, il sesto fattore).

Finanza applicata alla previdenza
La previdenza complementare contrattuale, dopo la crisi del 2008, si è molto concentrata nel trovare soluzioni che permettano di ridurre l’esposizione alle perdite estreme e, di conseguenza, sono stati adottati diversi schemi, quale il Risk Overlay Management (un gestore dedicato a gestire la rischiosità assoluta del comparto attraverso vendita di futures e/o acquisto di opzioni protettive) oppure l’introduzione di mandati bilanciati caratterizzati da un profilo di rischiosità assoluta e non da un benchmark di mercato.

Nella percezione degli iscritti ai fondi pensione, come di qualsiasi risparmiatore secondo gli studi di finanza comportamentale, appare chiaro che non vi sia una reazione simmetrica alle perdite e ai guadagni, dal momento che le prime lasciano maggiori rammarichi di quante soddisfazioni procurino i secondi.

Gestione del rischio
Se la ricerca di soluzioni gestionali non ha evidenziato risultati univoci, la sostenibilità dal punto di vista ambientale, sociale e di governance potrebbe riuscire nell’obiettivo di ridurre la rischiosità dei portafogli al momento giusto. Tale aspetto, molto caro ai fondi pensione contrattuali, contribuisce sia al nostro futuro in termini di miglioramento delle condizioni di vita, sia al nostro presente, difendendo meglio i nostri risparmi pensionistici.

Qualcuno potrebbe chiedersi in che modo la considerazione di questi fattori possa produrre tali effetti, dal momento che per una società questa scelta comporta inizialmente costi maggiori di compliance, che possono ridurre il valore dell’azienda e quindi del titolo azionario in cui investono i fondi pensione.

In una fase come quella attuale non è difficile trovare esempi che aiutino a comprendere come questi maggiori costi possano diventare, nel medio-lungo periodo, maggiore valore per coloro che investono nelle società più attente alla sostenibilità.

Il primo esempio è relativo al petrolio che sta vivendo un periodo unico, con il contratto future che ha registrato valori negativi: è chiaro che in una fase di recessione il prezzo del petrolio possa contrarsi, ma in passato i paesi produttori riuscivano a contenere i ribassi riducendo l’offerta sul mercato.

Tuttavia, in questo caso non vi è stata un’efficace azione di contenimento dell’offerta e sembra che una delle ragioni alla base di questa situazione sia la consapevolezza che il futuro del petrolio, come principale fonte di energia, sia in qualche modo segnato dall’impatto che esso ha sul cambiamento climatico (fattore “ambientale”). In ragione di questa nuova presa di coscienza, i paesi produttori non sono più interessati a collaborare fra loro e tentano di tagliare fuori i concorrenti, collocando per primi e a prezzi bassi la maggiore quantità di petrolio, al fine di poter sostenere le proprie economie che iniziano a mostrare segni di fragilità. Ciò evidenzia quanto possa essere concreta la considerazione degli aspetti di sostenibilità, al punto tale che possono anticipare trend così rilevanti come quelli in atto nell’ambito energetico.

Il secondo esempio è relativo alla sicurezza sul lavoro, un tipico parametro “Sociale” che viene analizzato da chi si occupa di sostenibilità: le aziende che considerano in modo serio e accurato tale aspetto aldilà delle previsioni normative, sono senza dubbio quelle che potranno affrontare in maniera più robusta la gestione della propria attività in una fase così delicata. Al contrario, chi non gli presta la dovuta attenzione potrebbe facilmente andare incontro a episodi che possono danneggiare irreversibilmente il valore dell’azienda, soprattutto in una fase in cui bisogna dedicare grande impegno alla tutela della salute dei lavoratori e dei fruitori dei servizi, soprattutto ad esempio nel settore sanitario e delle infrastrutture sociali come si è potuto purtroppo vedere in questa fase.

Il terzo e ultimo esempio riguarda il trasporto aereo e il turismo, settori che hanno evidenziato negli ultimi anni un trend molto evidente di riduzione dei costi e di globalizzazione, che solleva un problema di sostenibilità sotto il profilo ambientale (l’attrattività di diverse località turistiche è stata radicalmente modificata) e sociale (le città meta del turismo di massa stanno perdendo la loro identità). Alla luce del rischio di diffusione di pandemie come quella che stiamo vivendo, come si potrà ipotizzare un diverso modello di sviluppo per questi due settori così importanti?

Gli investitori focalizzati sui temi della sostenibilità hanno costruito portafogli più attenti ai rischi sopra descritti, facendosi trovare meno impreparati di fronte al tracollo di alcuni settori o aziende. È per questa ragione che, sebbene la grande concentrazione sulla crescita del Pil potrebbe indurre la tentazione di rinunciare temporaneamente al perseguimento di uno sviluppo sostenibile, ritengo che l’attenzione dei fondi pensione debba, invece, sempre più concentrarsi su questi fattori, nella convinzione che possa costituire l’unica modalità per mitigare gli effetti della prossima crisi.

L’articolo a firma del Direttore Andrea Mariani, pubblicato il 28 Aprile 2020 su Pensioni24 del Sole24Ore, disponibile qui.

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